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Dal libro SLITTAMENTI

Gabriele Galloni



 Dal libro SLITTAMENTI





SLITTAMENTI Gabriele Galloni






I


Più che in ore o minuti
dovremmo sezionarlo questo corso
nostro di cose in luoghi
e cenni esposti a febbri sempre nuove.


II


Il sangue come luogo innanzitutto
e dopo fluido come l’acqua è all’acqua
ché al sangue si ritorna
dopo il resto. Ti sei svegliato all’alba
coperto di vernice.


III


Non parlare del tempo. Ora ne abbiamo
finché ci va. Non fare troppo caso
a quante volte ci sono e ci sei:
ricordati più tardi la Parola.









°




Sappiamo per esempio
senza dirlo che adesso Villa Sciarra
è di nuovo uno scatto
sovraesposto, un abbassare lo sguardo
per troppa luce, il conto
di questa estate e di quelle trascorse.







°




Volle, una sera
di presa in giro,
cantare a vuota
voce la luna
(Saturno esule
di Spagne o Portogalli)
sulla vetrina
di una bottega
in Via Condotti.


Azzardo: forse
l’ultimo buio
di carnevale. A stento
il pantalone
largo celava
la sua erezione.




°




Nuova fermata: il mare
dietro la sala
d’attesa. Quando capita
vediamoci: sarò
spesso da quelle parti.
Non altro queste
fiandre pontine.









°




È stato giugno, tra le altre cose,
alcune foto in bianco e nero, i primi
abbozzi di poesia, quei tentativi
di tenere il tuo passo al suo tempo
nel diradarsi delle confessioni.


Un verso, ammetto, che mi colpì molto.






o

L’Andalusia
piena di portici:
Dios te salve, Maria
tra queste polveri
come di landa nuova,
nuovo deserto.
E per l’ennesima
volta saremo pellegrini noi
di corpo in corpo. Vedrai: non sarò
lo stesso. E non sarai
lo stesso tu ogni volta nuovo.





o

È giù negli interstizi di
tempo tra i minimi
e i massimi che accade
l’irreparabile.





o

C’è sempre un fiume
nei luoghi nostri.
Lo avrai notato, ormai.
C’è sempre un fiume – il fiume non è mai
come vorrebbero la tua e la mia
parola.
È vetro il fiume
a fine inverno. Il cartello non può
mentire. Il vetro
non rende ben detto. Meglio scegliere
una strada diversa noi ma senza
più offrire l’uno all’altro
il fianco vulnerabile. Affatica
i passi questo vento.





o

È un novilunio strano. “C’è qualcosa
che non comprendo”. È questa voce stanca
che a poco a poco scioglie il filo, ansiosa
di sciogliere il suo filo, e scioglie e sfianca




la sua lentezza calcolata: è voce
dal leccio e dal carrubo. “Nel Getsemani
fattosi fiume abbiamo ritrovato
il ferro della Croce”.





o

Le case bianche a perdita
d’occhio, le cancellate
arrugginite. A sfondo
di cartone, sfrondate
chiome di nubi simulano
l’estate del mondo.


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